I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono caratterizzati da un persistente disturbo dell’alimentazione oppure da comportamenti inerenti l’alimentazione che hanno come risultato un alterato consumo o assorbimento di cibo e che compromettono significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale (American Psychiatric Association).
In questi disturbi risulta essere implicata l’immagine corporea, ovvero un concetto complesso e multidimensionale, in parte collegato al concetto di Sé, elemento che ogni individuo costruisce grazie alle esperienze di vita e alla relazione di attaccamento. Da definizione, l’immagine corporea è l’immagine che abbiamo nella nostra mente della forma, dimensione, taglia del nostro corpo e si lega ai sentimenti che proviamo rispetto a queste caratteristiche e rispetto alle singole parti del nostro corpo (Slade).
Secondo Slade, l’immagine corporea presenta diverse componenti che si riferiscono alla persona nella sua globalità:
- percettiva, ovvero come la persona visualizza la taglia e la forma del proprio corpo;
- attitudinale, come la persona pensa e conosce il suo corpo;
- affettiva, quindi i sentimenti che la persona nutre verso il proprio corpo;
- comportamentale, che riguarda l’alimentazione e l’attività fisica praticata.
Un’alterazione dell’immagine corporea può essere influenzata da aspetti neurobiologici, psicologici e socio-culturali. A livello neurobiologico, sono state individuate delle aree cerebrali collegabili all’immagine corporea:
- l’emisfero destro, che controlla la regolazione delle emozioni;
- l’insula, l’amigdala e il giro superiore, che mediano le reazioni di disgusto e avversione legate agli stimoli visivi;
- la corteccia occipitale dorsale, la giunzione temporo-parietale-occipitale destra, il giro fusiforme, il lobo parietale inferiore, la corteccia prefrontale dorso-laterale, che posso dare origine a distorsione della percezione dei volti e del corpo;
- la corteccia prefrontale ventro-mediale, se disfunzionale potrebbe originare l’incapacità di inibire le reazioni di disgusto e di ansia derivate da difetti corporei percepiti;
- il giro paraippocampale destro, che potrebbe dare origine ad autosvalutazioni del proprio aspetto;
- il fronto-striato, potrebbe contribuire alla natura intrusiva dei pensieri ossessivi e dei comportamenti compulsivi messi in atto.
Gli aspetti psicologici che possono creare un’alterazione dell’immagine corporea risiedono nelle esperienze vissute in infanzia e adolescenza, soprattutto quelle provate in relazione con il gruppo dei pari.
Invece, a livello socio-culturale, il Modello Tripartito di Influenza considera i genitori, i pari e i mass media, come le tre fonti che influenzano maggiormente lo sviluppo dell’immagine corporea ed eventuali alterazioni. Infatti, i media che esaltano standard di bellezza irrealistici, come un’eccessiva magrezza, associato a dei genitori e dei pari che confermano questo ideale, portano alla costruzione di un’alterata immagine corporea che si riflette in un vissuto di insoddisfazione verso il proprio corpo.
Negli ultimi anni, grazie anche all’utilizzo più diffuso dei social, i disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono aumentati maggiormente nella popolazione più giovane, abbassando notevolmente l’età di insorgenza del disturbo a 8-9 anni. La precoce esposizione dei ragazzi a modelli di bellezza irrealistici sui social contribuisce alla costruzione di un’immagine corporea alterata e la successiva ricerca di strategie e pratiche per raggiungere l’obiettivo di un corpo ideale. Social come Instagram e Tik Tok favoriscono, quindi, un’esposizione a immagini dove il soggetto appare essere perfetto, incrementando oltre l’insoddisfazione corporea un vissuto di ansia, gestito attraverso la ricerca del perfezionismo nel proprio corpo.
Questi meccanismi che vengono alimentati dai social hanno portato ad un incremento dei casi di DCA. Infatti, ad oggi, si stima che a livello globale oltre 55 milioni di persone soffrano di disturbi alimentari; tuttavia, la diagnosi e il trattamento di questo disturbo risulta essere particolarmente delicato poiché molti pazienti tendono a nascondere o a negare la propria condizione rendendo difficile anche avere dati epidemiologici accurati.
Anche nell’ottica Neofunzionale, i disturbi del comportamento alimentare presentano un’eziologia multifattoriale, in cui concorrono fattori individuali, familiari e culturali. Perché si strutturi una percezione sufficientemente corretta dei propri stimoli corporei è necessaria una sufficientemente rispettosa interpretazione dei Bisogni originali del bambino da parte dei caregiver. Un contesto familiare costantemente iperprotettivo genera confusione ed un errato apprendimento creato dal non riconoscere e soddisfare con esattezza i Bisogni di Base del bambino, provocando in lui confusione e perplessità riguardo la legittimità delle proprie sensazioni. Nell’eziopatogenesi dei DCA si assiste sempre ad un’alterazione delle Sensazioni, la capacità di provare Sensazioni definisce contenuti e significati quali la fame, il dolore fisico, la stanchezza, la sazietà e la temperatura e di conseguenza un’alterazione delle Sensazioni permette lo strutturarsi di varie forme di dispercezione ed anestesia.
Le Sensazioni possono venire bloccate dal bambino stesso nel tentativo di non sentire troppo dolore: insieme al dolore, alla rabbia, alla paura anche le Sensazioni vitali positive finiscono per essere anestetizzate e seppellite. Il contatto con Sé stessi è interrotto, si rischia di vivere in un grigio appiattimento, con una conseguente distorsione dell’Immagine Corporea, intesa come il quadro mentale che elaboriamo del nostro corpo, il modo in cui il nostro corpo appare a noi stessi.
Tra i DCA il disturbo maggiormente evidente è l’anoressia nervosa che negli ultimi anni ha registrato un abbassamento dell’età di esordio. Tipicamente questo disturbo interessa prevalentemente il sesso femminile, tende ad avere un esordio subdolo e ingravescente. La persona che soffre di anoressia presenta una percezione alterata della propria immagine corporea, un forte attenzione e preoccupazione verso il peso e la forma del corpo che porta a mettere in atto comportamenti di restrizione alimentare volti a raggiungere la magrezza (DSM-5; APA). Il pensiero Neofunzionale vede nella manifestazione anoressica una difficoltà relazionale, in particolare nell’accettazione del rifiuto e del bisogno, e allo stesso tempo desiderio, di vicinanza all’altro. Spesso queste persone provano emozioni in maniera molto intensa che faticano ad esprimere, indicando la presenza di un’alterazione della Condivisione. Allo stesso tempo nella loro storia si può notare una carenza nello sviluppo della Forza che nasconde la paura di dipendenza dall’altro; quindi per recuperare la Forza la persona decide privarsi del cibo e controllare maggiormente questa sfera.
Il secondo disturbo del comportamento alimentare maggiormente conosciuto è la bulimia nervosa. La bulimia nervosa è un disturbo alimentare che si manifesta con cicli ricorrenti di abbuffate compulsive, durante le quali la persona ingerisce una quantità di cibo molto superiore alla norma in un breve lasso di tempo (DSM-5; APA). A queste abbuffate seguono comportamenti compensatori volti a prevenire l’aumento di peso, come il vomito autoindotto, l’uso di lassativi o diuretici, il digiuno o l’esercizio fisico eccessivo. A differenza dell’anoressia, le persone con bulimia tendono a mantenere un peso corporeo nella norma o leggermente superiore. Questo disturbo è spesso accompagnato da sentimenti di vergogna, senso di colpa e bassa autostima, che alimentano un circolo vizioso difficile da spezzare senza un aiuto professionale. Anche all’interno della sintomatologia bulimica, secondo l’ottica Neofunzionale, si può notare un’alterazione della Condivisione, dovuta alla difficoltà di non riuscire ad esprimere le proprie emozioni, che vengono trattenute. A differenza della sintomatologia anoressica, la persona bulimica mostra una distorsione dell’Aggressività che si manifesta attraverso comportamenti autolesivi legati al cibo.
In conclusione, è importante sottolineare nuovamente la natura complessa e multifattoriale dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) radicata nell’interazione di elementi neurobiologici, psicologici e socio-culturali. Inoltre, l’immagine corporea funge da fulcro sintomatologico evidenziando una profonda difficoltà nel rapporto con il Sé e con l’Altro. Data la crescente incidenza, il preoccupante abbassamento dell’età di esordio e la tendenza dei pazienti a nascondere la propria condizione, è indispensabile ribadire che i DCA richiedono un approccio di cura specialistico e multidisciplinare, capace di intercettare e trattare la gamma di fattori e bisogni in modo da spezzare il circolo vizioso della sofferenza.