RIPENSARE L’EDUCAZIONE
I principali doveri educativi per il terzo millennio
Da un’intervista con Giuseppe Nicolodi

Il video dal titolo “Ripensare l’educazione” vede protagonista l’autore, psicologo e psicomotricista Giuseppe Nicolodi. In questa occasione Nicolodi presenta il suo nuovo libro “Ripensare l’educazione. I principali doveri educativi per il terzo millennio”, nato dalla sua esperienza nei progetti rivolti alla fascia 0-6 anni nel periodo post Covid.
L’autore ha rilevato l’esistenza di alcune discrepanze all’interno della pedagogia italiana che richiedevano di essere affrontate. I modelli teorici di riferimento del sistema 0-6 erano essenzialmente due: il modello medico, focalizzato sui problemi di sviluppo del bambino e sull’individuazione dei sintomi, e il modello dell’istruzione e dell’insegnamento, centrato sull’apprendimento e sulle competenze. Dal primo emergeva il fenomeno crescente delle certificazioni, aumentate esponenzialmente negli ultimi anni. Un dato che, secondo Nicolodi, è per certi versi indice di una maggiore attenzione verso i bambini, ma che al tempo stesso rivela la difficoltà di trovare altri strumenti per descrivere e interpretare ciò che accade, al di là della riduzione a un documento diagnostico. Dal secondo modello emergono invece categorie come la povertà educativa, le difficoltà di apprendimento e i BES.
La problematica di fondo, secondo l’autore, è che il mondo 0-6 non riusciva a risolvere le proprie difficoltà attraverso nessuno di questi due modelli, il che ne segnalava, in un certo senso, i limiti. L’intento del libro è quindi quello di ripensare il concetto stesso di educazione, liberandolo dai nodi accumulati nel tempo e restituendogli una propria identità autonoma: distinta dall’istruzione, dall’apprendimento e dal modello medico-clinico.
La fatica che gli educatori vivono quotidianamente — e che si è fatta ancora più presente negli anni successivi alla pandemia — non sia una debolezza, ma la vera ricchezza della professione: è lo strumento che permette di sentire e riconoscere la difficoltà dell’altro. L’autore sintetizza questo concetto in una frase emblematica: «Un adulto che prova disagio di fronte al disagio del bambino è un adulto sano.» Una frase che sottolinea come la capacità di essere davvero presenti nella relazione con il bambino sia il cuore stesso del lavoro educativo.
I cinque doveri educativi
Il sottotitolo del libro, I principali doveri educativi per il terzo millennio, introduce un concetto centrale del volume. I doveri educativi nascono in dialogo con i bisogni educativi naturali elaborati dalla pedagogista Lucia Carpi: se i bambini hanno bisogni e diritti, gli adulti che li accompagnano hanno corrispondenti doveri. Di seguito i cinque doveri educativi e il loro approfondimento:
- Introdurre il bambino nella vita psichica
- Proteggere l’infanzia
- L’adulto di fronte al gioco del bambino
- La manutenzione del modello operativo interno del bambino
- Sostegno alla genitorialità
Introdurre il bambino alla vita psichica. Il primo dovere riguarda il primissimo periodo di vita del bambino (il cosiddetto periodo dei detti mille giorni), nel quale l’adulto di riferimento deve sostenere la maturazione di ciò che il bambino è, senza cadere nella falsa credenza secondo cui basterebbe far emergere qualcosa che è già presente dentro di lui. Tale credenza è scorretta: il bambino dal punto di vista psichico nasce “prematuro” e ha bisogno dell’adulto che, come una placenta psichica, e favorisce la maturazione dell’Io mantenendo al contempo la distinzione tra sé e l’altro. L’educazione quindi non trasmette competenze, né insegna cosa fare, forma invece l’Io del bambino. Il ruolo dell’adulto è quindi quello di offrire tutto sé stesso (mente, corpo e cuore) come placenta all’interno della quale il bambino farà nascere il proprio io. Questo processo è sostenuto dalle neuroscienze contemporanee, in particolare dalla teoria dei neuroni specchio e dall’intersoggettività, e rappresenta, secondo l’autore, una delle professioni più sublimi che esistano: un atto creativo che continua il processo generativo della vita.
Proteggere l’infanzia. Il bambino, non potendo né votare né mantenersi economicamente, è soggetto alla strumentalizzazione degli adulti, i quali spesso usano l’infanzia per perseguire i propri interessi: basti pensare alla politica, al marketing e alla pubblicità, alle amministrazioni, ma anche agli stessi genitori (pubblicazione online delle immagini del figlio). I veri garanti dell’infanzia, secondo l’autore, sono quindi gli educatori professionisti, che operano nel genuino interesse del bambino proteggendolo da possibili strumentalizzazioni e ingerenze esterne.
L’adulto di fronte al gioco del bambino. Il gioco del bambino è un fenomeno naturale: non è indotto, ma spontaneo. Il compito dell’adulto educatore non è organizzare il gioco, ma affiancarlo con competenza professionale, attraverso un’osservazione empatica che gli permetta di cogliere cosa il bambino sta cercando di comunicare. Nicolodi individua a questo proposito tre tipi di sguardo:
- Sguardo ostetrico. La capacità di osservare come nascono e si sviluppano le tappe evolutive del bambino.
- Sguardo assistenziale. L’adulto supporta il bambino affinché giochi bene.
- Sguardo manutentivo. Qualora il bambino incontrasse difficoltà nel gioco, l’adulto offre le proprie competenze entrando nel gioco stesso, aggiustando dall’interno eventuali blocchi o fragilità.
Quando il bambino, attraverso il gioco, sembra chieda di essere guardato, sta in realtà chiedendo all’adulto di sentire ciò che lui sente; non vuole che gli si insegni o essere corretto, ma semplicemente sentirsi accompagnato nel proprio mondo interno.
Intervento sui modelli operativi interni. All’interno dei servizi 0-6, la distanza che l’educatore mantiene nei confronti del bambino non è una misura organizzativa, ma uno strumento professionale: attraverso di essa è possibile osservare, interpretare e intervenire sui modelli relazionali interni del bambino. I problemi e i sintomi dei bambini vanno letti non come disturbi da delegare ad altri, ma come messaggi che invitano l’adulto a intervenire con competenza. Il periodo 0-6 è il terreno ideale per agire preventivamente su fragilità relazionali e costruire basi sicure per lo sviluppo.
Sostegno alla genitorialità. Nidi e scuole dell’infanzia sono le istituzioni più vicine alle famiglie e, in un’epoca in cui molti adulti attraversano momenti di crisi, possono svolgere un ruolo di accompagnamento alla genitorialità difficilmente sostituibile. Nicolodi sottolinea però che questo dovere non può ricadere sul singolo educatore: è il servizio educativo nel suo complesso a doversi strutturare per offrire assistenza, consulenza e supporto alle famiglie in forma organizzata. Ne consegue la necessità di ripensare la relazione con i genitori, non come fonte di conflitto, ma come risorsa con cui collaborare nell’interesse del bambino.
Il giuramento di San Cristoforo
Il capitolo conclusivo del volume, elaborato insieme a Lucia Carpi, propone il Giuramento di San Cristoforo: una dichiarazione solenne della professione educativa, ispirata alla Dichiarazione di Ginevra della professione medica e adattata al mondo dell’educazione. Secondo la leggenda, San Cristoforo, il gigante che porta il bambino Cristo sulle spalle attraverso un fiume in piena, ignora che con lui porta il peso del mondo intero. Diventa quindi la metafora della professione educativa: un lavoro silenzioso, fisicamente e psichicamente impegnativo, raramente visibile e riconosciuto, ma di importanza capitale per la società.
Il giuramento si articola in 12 articoli:
- Dedicare la propria vita al servizio dell’infanzia, curandosi della propria salute, benessere e capacità per garantire la massima professionalità.
- Avere il massimo rispetto della condizione infantile: la salute e il benessere dei bambini sono la prima preoccupazione, nel rispetto della loro autonomia e dignità.
- Non permettere che alcun fattore (età, disabilità, etnia, sesso, nazionalità, classe sociale, credo o orientamento politico) interferisca con il compito educativo.
- Rispettare il segreto professionale inerente alla propria professione.
- Esercitare la professione con coscienza e dignità, promuovendone l’onore e le nobili tradizioni.
- Rispettare e ringraziare insegnanti, colleghi e studenti; condividere le proprie conoscenze a beneficio dell’infanzia e garantire la formazione continua.
- Non usare le proprie conoscenze pedagogiche per violare i diritti umani e le libertà civili, anche sotto minaccia.
- Offrire il proprio corpo, cuore e mente come placenta psichica per introdurre e accompagnare il bambino verso la vita psichica.
- Difendere l’infanzia, come garante dei suoi diritti, da tutti i pericoli e le insidie che possono lederne lo sviluppo, da qualunque parte provengano.
- Essere accanto al gioco del bambino con capacità empatiche, osservative, assistenziali, affinché il gioco diventi strumento di crescita.
- Prendersi cura del Modello Operativo Interno del bambino nel processo di attaccamento.
- Offrire assistenza, consulenza, aiuto e rispetto nei confronti della genitorialità.
L’auspicio degli autori è che questo giuramento possa diventare, con la nascita dell’Ordine degli Educatori e dei Pedagogisti, un atto fondante della professione: uno strumento di riconoscimento sociale, etico e deontologico del lavoro educativo, comparabile al giuramento di Ippocrate per la professione medica.
Conclusioni
Il libro “Ripensare l’educazione” offre una revisione profonda del concetto di educazione, particolarmente rilevante in un momento storico in cui i servizi 0-6 sono chiamati a rispondere a bisogni sempre più complessi, insieme a famiglie, bambini e contesti sociali in continua evoluzione. Il volume restituisce all’educatore centralità e orgoglio professionale: non un tecnico che applica protocolli, ma un adulto che si mette in gioco integralmente, trasformando la propria fatica da limite a risorsa.